De Gasperi a Sant’Egidio

Commemorando Alcide De Gasperi, il ministro Andrea Riccardi ha cercato di interpretare la lezione dello statista trentino come un “centrismo” di coalizione contrapposto al bipolarismo. E’ comprensibile che si adatti la lettura di una vicenda storica e di un impegno politico del passato alla situazione attuale, ma facendolo si rischia un travisamento dei dati sostanziali.
24 AGO 20
Immagine di De Gasperi a Sant’Egidio
Commemorando Alcide De Gasperi, il ministro Andrea Riccardi ha cercato di interpretare la lezione dello statista trentino come un “centrismo” di coalizione contrapposto al bipolarismo. E’ comprensibile che si adatti la lettura di una vicenda storica e di un impegno politico del passato alla situazione attuale, ma facendolo si rischia un travisamento dei dati sostanziali. Il centrismo di De Gasperi fu in realtà basato su una fortissima polarizzazione del confronto politico, che aveva come quadro internazionale la guerra fredda e come terreno di battaglia interno la difesa della libertà (compresa quella d’impresa) contrapposta a una visione statalista e pianificatrice. Riccardi osserva che “De Gasperi, coi suoi esecutivi, ha sempre preferito governare con altri partiti, anche quando aveva quasi la maggioranza assoluta”. E’ vero, ma la sua scelta più significativa fu quella, adottata nel 1947, di rompere la coalizione con comunisti e socialisti e di associare al governo soltanto partiti che accettavano la prospettiva occidentale e di democrazia liberale.
Naturalmente è altrettanto anacronistico considerare il bipolarismo degli ultimi due decenni della politica italiana alla stregua del bipolarismo della guerra fredda. Dopo la caduta del muro di Berlino e l’accettazione piena della democrazia liberale da parte dei partiti eredi del Pci e del Msi, si è creata la possibilità per tutte le formazioni di concorrere senza preclusioni alla guida del governo. Questo è il dato nuovo del bipolarismo della cosiddetta Seconda Repubblica, che, in questo senso, nonostante l’asprezza delle polemiche, è stato più inclusivo di quello della Prima. Riccardi giudica il bipolarismo “inadeguato” a fronteggiare la situazione attuale di crisi, “tanto è vero che il Pdl ha rinunciato al governo per una particolare grande coalizione e per le stesse ragioni il Pd ha rinunciato a elezioni in cui i sondaggi lo davano in vantaggio”. L’accettazione dell’esigenza di una coalizione che superi la competizione bipolare in circostanze particolari non è affatto una negazione del bipolarismo, come ha dimostrato recentemente la vicenda tedesca e in un certo senso anche quella britannica, che vede per la prima volta dopo la Guerra mondiale un governo di coalizione. Il fondatore di Sant’Egidio mostra una tensione conciliatrice che lo spinge a cercare in ogni situazione i punti di convergenza, il che è apprezzabile, specialmente in una fase che richiede a tutti sforzi di responsabilità e di unità. Per superare le differenze e le contrapposizioni, però, bisogna riconoscerle: sia nella vicenda storica, e senza affondare la battaglia degasperiana in una melassa conciliatorista, sia nell’analisi della fisiologia democratica che è non senza ragione caratterizzata ovunque dal bipolarismo.